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  • NUCCIO ZICARI

BIANCA DI MARNA, ROSSA DI SANGUE

E’ la mattina dell’8 gennaio 2022, sembra un sabato d’inizio anno come un altro in era covid-19, quando apprendo la notizia, afferro la mia Fuji, salgo sulla mia jeep e raggiungo la discesa del Majata presso Punta Grande a Realmonte. Tra una duna e l’altra Il passo è veloce, sempre più veloce, poi esita e mi fermo. La Scala dei Turchi stuprata.

Mi avvicino scansando qualche turista coreano intento a portare una foto ricordo a casa, supero una coppia mentre fa un selfie non curante dell’accaduto, e la vedo davanti i miei occhi bianca di marna e rossa di sangue.

La scena è quella di un crimine efferato, carabinieri che perlustrano l’area e fanno rilievi, la sindaca e pochi impiegati comunali che rilasciano interviste e dichiarazioni alla stampa, telefoni che squillano di continuo, un perito della soprintendenza che analizza campioni prelevati dal sito. Nessuno ha le idee ben chiare su quanto accaduto la notte precedente, ciò che si sa per certo è che qualcuno abbia usato della polvere rossa di ossido di ferro, un materiale usato come pigmento per l’edilizia, per imbrattare la superficie bianca della Scala.

Resto attonito. A me la Scala appare come una donna bellissima dalla pelle candida stesa sulla battigia mediterranea, col fianco e il ventre ferito dai ripetuti colpi subiti.

Perché questo scempio?

Fatte le dichiarazioni di circostanza delle istituzioni, le denunce alla Procura, partite le indagini con la speranza di individuare i colpevoli e punirli con una pena esemplare, i pareri sono molteplici. Alcuni ritengono che si sia trattato di una bravata da ragazzi, altri che sia una protesta volta ad attirare l’attenzione mediatica sul sito, altri ancora pensano alla valenza simbolica e politica del gesto alla luce dell’attuale contesa sulla titolarità del bene paesaggistico, qualcuno lo ha perfino considerato al pari di un intervento di certi artisti contemporanei d’avanguardia che imbrattano capolavori e monumenti per poi rivendicarne il gesto.

E’ presto per sapere quale sia stato il vero movente, su questo faranno luce le indagini. Due elementi non sono trascurabili però: il primo è che l’autore o gli autori difficilmente potevano ignorare che tutta l’area del sito e quella circostante fossero controllate da più telecamere di videosorveglianza; il secondo, il materiale utilizzato è un pigmento rosso naturale tanto colorante quanto facilmente rimovibile dalla superficie. Ciò fa pensare che lo sfregio sia stato compiuto con consapevolezza e senza che questo avesse delle conseguenze permanenti sul bene.

A me personalmente importa solo della Scala dei Turchi, la mia Scala. Mia non perché ne sento il possesso ma perché essa appartiene alla mia giovinezza, ai tuffi estivi con gli amici, ai primi amori suggellati sul suo dorso sotto notti di stelle erranti e di scirocco, quando ancora la conoscevamo solo in pochi del luogo ed era un pezzo di costa come gli altri. Negli ultimi dieci anni, a seguito di una massiva campagna pubblicitaria, la Scala è stata conosciuta in tutto il mondo e ha attratto milioni di visitatori l’anno. Come tutte le cose belle di questo pianeta, restano belle solo finché l’uomo non ci mette mano per appropriarsene e farne profitto.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà…È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”–­­ queste le parole di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per difendere la bellezza.

Il mio appello è a sentire vostra la Scala, come qualunque bene di questo mondo, rispettatela, prendetevene cura, proteggetela da chiunque voglia deturparla o appropriarsene per fini personali, perché le azioni di oggi saranno il patrimonio che lascerete domani ai vostri figli. Un patrimonio di tutti, dell’umanità intera.

Le ferite sanguinanti di questa mattina di gennaio saranno lavate dalla prima pioggia, la natura sa sanare se stessa. Ferite più gravi all’ambiente richiedono cure più intense, per quelle la natura potrebbe non essere così clemente.


Atto vandalico alla Scala dei Turchi, Realmonte, Sicilia. Gennaio 2022