HUMANITY WITHOUT BORDERS

3 years of migrations in the Mediterranean area

Sicilia, ITALY, 2015-2018

La storia delle migrazioni informa riguardo un dato: l'umanità è stata nomade. Le ragioni della mobilità, seppure diverse da un gruppo di popolazione ad un altro, hanno avuto in comune il desiderio di migliorare condizioni esistenziali precarie. Ciò indica che la migrazione è sempre stata sinonimo di speranza. Sulla terra superiamo i 7 miliardi. Il 56% del reddito mondiale appartiene a circa 100 milioni di persone. Per le statistiche più autorevoli, nonostante i numeri tendano a crescere, la popolazione migrante mondiale ammonta a oltre 200 milioni; in 5 milioni risiedono in Italia. Si migra per desiderio di emancipazione o per sopravvivere, fuggendo dai bisogni primari che includono la sete, la fame, le cure mediche o le condizioni sociopolitiche avverse. Il progetto di Nuccio Zicari  è la sintesi di 3 anni di scatti effettuati durante gli sbarchi presso l’hotspot del porto di Porto Empedocle. Le foto hanno un carattere documentaristico. I contenuti, che offrono una testimonianza fedele, non sono stati contaminati al fine di enfatizzare o nascondere elementi, ma raccontano dettagliatamente le procedure di accoglienza. L’ingresso nell’intimità di tale evento di cronaca è stato attuato rispettando il dramma vissuto dagli uomini, dalle donne e dai bambini ritratti. Di fronte al senso umano, per l’appunto. (Testo critico di Dario Orphée La Mendola)

The history of migration informs about a fact: humanity has been nomadic. The reasons for mobility, although different from one population group to another, have had in common the desire to improve precarious existential conditions. This indicates that migration has always been synonymous with hope. On earth we exceed 7 billion. 56% of world income belongs to about 100 million people. For the most authoritative statistics, despite the numbers tending to grow, the world's migrant population amounts to over 200 million; in 5 million they live in Italy. The reasons are to be found in the desire for emancipation, in the need to survive, escaping from basic needs that include thirst, hunger, medical treatment or adverse socio-political conditions. The photographic project by Nuccio Zicari is the synthesis of 3 years of shots taken during the landings at the Hotspot of Porto Empedocle harbor. The photos have a documentary character. The contents, which offer a faithful testimony, have not been contaminated in order to emphasize or hide elements, but they tell the reception procedures in detail. The entry into the intimacy of the reportage has respect in front of the drama experienced by men, women and children, in front of the human sense. (Critical text by Dario Orphée La Mendola)

 

"Negli ultimi anni, a seguito dell’aumento esponenziale dei flussi migratori verso le coste italiane, in particolar modo siciliane, ho avuto la possibilità di stare a stretto contatto con queste persone, persone non numeri.  Fin da subito ho sentito l’esigenza di dare testimonianza di ciò a cui assistevo sotto i miei occhi, di documentarlo. Col tempo il mio sguardo è cambiato, inizialmente scosso dalla tragedia declinata nelle sue forme più cruente, ha trovato la sua attenzione in ciò che succedeva poi, in quello che ai media non interessa perché non fa notizia. Ho scoperto così una forma di serenità nella tragedia, una pace nata dalla consapevolezza che nulla di peggio di ciò che era passato poteva ormai accadere, una straordinaria umanità nel convivere col dramma e con la speranza di poter iniziare un nuovo percorso di vita. Le mie foto non vogliono puntare l’attenzione sul problema o rintracciarne i responsabili; ma essere piuttosto un invito alla riflessione, a considerare il lato umano di questi uomini, donne, bambini, famiglie. Essi piangono, cantano, ridono, sanguinano come noi, ma a differenza nostra spesso non hanno la possibilità di scegliere. La vita è un dono identico per tutti e chiunque dovrebbe avere il diritto di scegliere come darle un senso."

"In the last years, following the exponential increase in migration flows to Italian coasts, especially Sicilian ones, I had the opportunity to stay in close contact with these people, people not numbers. From the beginning I felt the need to witness what I saw, to document it. Over time my gaze has changed, initially shaken by the tragedy declined in its most bloody forms, it has found interest in what happened next, in what the media doesn't care because it doesn't make news. So I discovered a form of serenity in the tragedy, a peace born of the awareness that nothing worse than what was past could now happen, an extraordinary humanity in living with the drama and with the hope to start a new life. My photos don't want to focus on the problem or report those responsible; but rather to be an invitation to think, to consider the human side of these men, women, children, families. They cry, sing, laugh, bleed like us, but unlike us often don't have the opportunity to choose. Life is an identical gift for everyone and everyone should have the right to choose how to make sense of it."

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